Un pò di storia
Volare. Una parola che racchiude in sè tante cose. Il volo naturale delle creature dotate di ali, quello artificiale creato dall’uomo ad opera del suo ingegno. Un tema mai esaurito che evoca un senso di totale libertà, richiama un sogno antichissimo, quello di dominare la natura ed innalzarsi verso le sfere celesti.
Grazie al paracadutismo sportivo l’uomo per la prima volta ha sperimentato una sensazione di volo più vicina alle proprie potenzialità, senza l’utilizzo di macchine volanti.
Ma qualcosa di nuovo sta accadendo, qualcosa che avvicina il termine “volo umano” al suo reale significato, come mai era avvenuto prima d’ora.
Marco Tiezzi, italiano, vincitore di prestigiose competizioni di livello mondiale nell’ambito del paracadutismo sportivo, ha avuto un’intuizione nel 1998: sfruttare l’energia accumulata durante la caduta libera per potersi muovere in uno spazio orizzontale.-
Nella foto a lato, Marco Tiezzi e Gigliola Borgnis, ideatori della tecnica Atmonauti
Durante la caduta libera, variando l’angolo del proprio corpo rispetto all’orizzonte, Tiezzi si rese conto che, al raggiungimento di determinati angoli, provava una sensazione mai sperimentata prima, non solo osservava uno spostamento in avanti del proprio corpo, verso l’orizzonte, ma soprattutto provava una sensazione nuova, di leggerezza, di assenza di peso, non sentiva più di cadere ma di scivolare in avanti in una sostanza che non offriva l’impatto a cui era da sempre abituato ogni paracadutista. Per la prima volta, dopo anni di pratica e migliaia di salti, gli sembrava di volare.
Marco Tiezzi e la compagna Gigliola Borgnis, anche lei vincitrice di numerose medaglie, dedicarono in segreto e con le loro sole forze alcuni anni alla sperimentazione di questa scoperta, decodificarono salto dopo salto, con l’ausilio di cordini fissati ai piedi e l’analisi dei filmati per studiare la traiettoria tracciata dai cordini e tutti i possibili angoli e assetti, una tecnica che ha dell’incredibile: il volo umano, senza ali nè accessori!
Come coloro che navigano tra gli astri sono chiamati astronauti, così per i nuovi esploratori fu creata un’appropriata denominazione: “Atmonauti” cioè “Navigatori dell’Atmosfera”.
Va da sè che abbiamo bisogno di un aereo per raggiungere la quota di volo e di un dispositivo di atterraggio per rimettere i piedi al suolo. Siamo ancora lontani dal gestire totalmente il volo a corpo libero dal decollo all’atterraggio, ma la fase in cui ci troviamo in cielo è gestita per la prima volta in modo molto vicino al vero volo.
L’atmonautica nasce dal paracadutismo sportivo dunque, ma si spinge ben oltre, cambiando radicalmente il modo di concepire un’attività svolta originariamente in caduta libera e soggetta quindi ad una ben precisa traiettoria e ben determinate possibilità di espressione, molto complesse, ma che nulla hanno a che vedere col vero volo.
Testo di Vins Polizzi, pubblicato sulla rivista Sport Club di ago/set 2008.