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PostHeaderIcon Dove atterrare

Pensare di atterrare semplicemente in campo, è un concetto limitativo che non ci permette di sfruttare il nostro potenziale.

Cosa possiamo invece fare?

Iniziando a leggere con attenzione il manuale del corso AFF, creato da me, si può già iniziare ad effettuare gli esercizi esplicati: manovre con le bretelle posteriori, volo a mezzo freno, “virate piatte” insomma tutte quelle operazioni che ci permettono di familiarizzare con il nostro mezzo aereonautico.

Ma in questa sede vorrei evidenziare invece l’importanza di saper atterrare dove vogliamo. Questo perchè ci può capitare di trovarci “fuori zona” e dover sfruttare uno spazio esiguo per l’atterraggio.

E quando questo si materializza tra case, alberi, fili della corrente rimpiangiamo di non avere approfondito le tecniche per un atterraggio di precisione.

Già nel corso vele l’argomento è materia di conversazione, ma è importante utilizzare ogni lancio per migliorarci.

Non voglio adesso spiegare la tecnica per un atterraggio di precisione, sarebbe meglio farlo in drop zone ma solo elencare una serie di azioni per ottenere dei vantaggi.

Per prima regola individuiamo un punto nella nostra zona d’atterraggio dove andremo sempre ad atterrare, con qualsiasi vento, traffico di altre vele, diversi punti d’apertura.

In fase iniziale è meglio trovarne uno al centro del campo con ampio margine di fuga per assecondare magari qualche errore. Se è evidenziato magari da qualcosa di colorato, un tappetino, un busta anche meglio, ci permetterà di renderci più facilmente conto di quanti metri siamo atterrati vicino al bersaglio.

Per esempio uso atterrare sempre vicino alla zona del navigatore atmonauta come esercizio, dovendo quindi imparare a gestire anche il circuito creato da lui, adeguandomi alle sue quote.

In altri casi atterro sempre vicino alla pista nello stesso punto davanti agli hangar, facendo attenzione al traffico degli aerei.

Buona parte del mio volo lo effettuo con i comandi al 30/40% potendo così contare su una possibilità in più di velocizzare o frenare ultriormente.

Creiamoci delle situazioni impegnative da soli, lasciandoci solo una parte di campo per l’atterraggio, mentre le prime volte sarà grande con l’esperienza potremo ridurle.

L’utilizzo dell’altimetro acustico con i suoni a vela aperta aiuta molto a perfezionare la gestione della quota in fase finale.

Insomma per crescere bisogna aver voglia di farlo!

Per ulteriori approfondimenti inviatemi un’email

blue skies and soft landings

Alex

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