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PostHeaderIcon IL PARACADUTISMO NELLA STORIA

Dal  sito www.40piu.org/galleria2.htm

Ricerche storiche - Lamberto Serenelli

Ricerche fotografiche, elaborazione e organizzazione Sito - Donato Sacchetti

Premessa.

Questa mia breve e sommaria cronaca inerente al paracadutismo ha lo scopo di gettare le basi per la creazione di una memoria storica dei vari eventi, con particolare riferimento a quelli nazionali.

Il lavoro svolto mette in risalto avvenimenti, fatti e persone che hanno caratterizzato le tappe fondamentali dell’evoluzione del paracadutismo, limitatamente ad una descrizione di carattere generale.

Purtroppo, a distanza di anni, è difficoltoso ricostruire i fatti in modo dettagliato, come si può rilevare dalla incompletezza della trattazione.

Il desiderio di possedere un mezzo idoneo a rallentare la caduta risale, indubbiamente, all’epoca in cui l’uomo sognava di volare. Lo sviluppo e l’utilizzo del paracadute si sono concretizzati appieno dopo che l’uomo ha inventato le macchine per volare, l’aerostato prima e l’aereo poi.

Non esistono dati certi che permettono di risalire alle origini del paracadute.

1100

Si ha notizia che acrobati cinesi si lanciavano da torri o edifici di una certa altezza rallentando la loro caduta per mezzo di strutture rigide a forma di ombrello.

1502

Leonardo da Vinci è riconosciuto come il teorizzatore della forma e superficie necessarie al dispositivo che avrebbe dovuto consentire ad un uomo di atterrare senza danno. Il paracadute da lui ideato era di forma piramidale e tenuto aperto alla base da quattro aste di legno. Scrive Leonardo nel suo Codice Atlantico: ”Se un uomo ha un padiglione di pannolino intasato che sia dodici braccia per faccia e alto dodici, potrà gittarsi d’ogni grande altezza senza danno di se”.

Quasi cinquecento anni dopo, il paracadutista inglese Adrian Nicholas dimostrerà la validità della teoria di Leonardo. Seguendo le istruzioni leonardesche, Adrian costruisce un paracadute con i materiali disponibili all’epoca, il cui peso ammonta a 85 kilogrammi. Il dato può sembrare esagerato, ma occorre tenere presente che al tempo di Leonardo non esisteva il nailon e, pertanto, i materiali utilizzati erano tela, corda, aste di legno eccetera.

Nel giugno dell’anno 2000, nella provincia sudafricana di Mpumalanga, aggancia il suo paracadute aperto ad una mongolfiera e, dalla quota di 3000 metri inizia la discesa. Le riprese filmate mostrano una discesa stabile con un rateo pari a quello di un paracadute ad ala. Alla quota di 600 metri Adrian si sgancia dal paracadute di Leonardo e apre un moderno paracadute ad ala:

La teoria di Leonardo era esatta.

1617

L’italiano Fausto Venanzio si lancia con successo da una torre a Venezia. Il paracadute ha una forma squadrata ed è tenuto aperto da una struttura rigida.

1687

Notizie di salti effettuati con mezzi atti a rallentare la caduta vengono dal Siam (Thailandia). Un inviato francese dedica un capitolo di una sua relazione alle cadute dimostrative che un acrobata siamese effettuava di fronte al suo re, lanciandosi da una decina di metri di altezza con l’ausilio di due grandi ombrelli.

1785

Il francese Jean Pierre Blanchard inventa il paracadute pieghevole e lo sperimenta con successo lanciandosi da un pallone. Fino ad ora erano stati creati esemplari tenuti aperti da strutture rigide.

1797

Il primo vero paracadutista viene considerato il parigino André-Jaques Garnerin per i suoi numerosi lanci, il primo dei quali fatto da 600 metri su Parigi. Per questa occasione Garnerin si costruisce il proprio paracadute in meno di una settimana di lavoro. Il paracadute, trentadue piedi di diametro, trentasei fusi e privo di qualsiasi foro, si apre perfettamente ma durante la discesa oscilla talmente da creare nausea al suo utilizzatore il quale, su suggerimento del fisico Lalande, lo perfeziona successivamente con l’aggiunta di un foro apicale. L’anno successivo, Jeanne-Geneviève, moglie di Garnerin, diventa la prima donna a lanciarsi con un paracadute. I paracadute costruiti fino ad ora non hanno una imbracatura. La calotta è racchiusa dentro un contenitore solidale con il pallone e con le funi di sospensione collegate alla navicella, all’interno della quale è sistemato l’uomo. In caso di necessità, la navicella viene staccata dall’aerostato e il paracadute si apre per estrazione.

1808

Il polacco Jodeki Kuparento è il primo aeronauta a salvarsi con un lancio di emergenza, effettuato sul cielo di Varsavia dal suo pallone in fiamme.

1887

Il capitano Tom Baldwin inventa l’imbracatura e l’aeronauta diventa indipendente dalla navicella.

1901

L’americano Charles Broadwick progetta un paracadute abbastanza simile a quelli tuttora in uso. Imbracatura, pacco paracadute disposto sulla schiena e avvolto da relativa custodia, apertura automatica con fune di vincolo, il tutto incorporato in una specie di giacca.

1903

I fratelli Wright effettuano il primo volo con un aereo a motore e l’evoluzione del paracadute è destinata a subire un’accelerazione.

1908

La californiana Georgia (Tiny) Broadwick effettua il suo primo lancio all’età di 15 anni, da un pallone ad aria calda, usando il paracadute costruito da suo padre adottivo Charles. Cinque anni dopo diventa la prima donna che si lancia da un aereo. Nel 1914 effettua cinque lanci dimostrativi per presentare il paracadute alle autorità americane. In uno di questi la fune di vincolo si impiglia per un attimo negli impennaggi dell’aereo. Per evitare il ripetersi dell’inconveniente taglia la fune di vincolo lasciandone uno spezzone che, nell’ultimo lancio, le permette di aprire manualmente il paracadute. In quattordici anni effettua oltre mille lanci, la maggior parte in caduta libera. Muore nel 1979 all’età di 86 anni.

1911

1) L’italiano Pino inventa il pilotino, che all’inizio era tenuto aperto da una struttura rigida.

2) Gli americani Grant Morton e Albert Berry sostengono di essere stati i primi ad essersi lanciati da un aereo. Morton si lanciò con un paracadute di seta, tenuto in mano e rilasciato subito dopo l’uscita. Berry, invece, usò un sistema la cui velatura era alloggiata all’interno di un contenitore applicato sotto l’aereo.

1915-18

Durante il periodo del primo conflitto mondiale, tre ufficiali dell’esercito italiano, Nicoloso, Barnaba e Tandura, vengono paracadutati dietro le linee austriache utilizzando il paracadute inglese Calthrop.

1918

Il primo dei moderni paracadute di salvataggio viene brevettato dal suo inventore Floyd Smith. E’ costituito da una imbracatura con nastri di cotone da 3400 libbre di resistenza, custodia impermeabilizzata, calotta in seta da 28 piedi di diametro con quaranta funi di sospensione, pilotino estrattore, maniglia di apertura. Manca soltanto il tubo flessibile di protezione del cavetto della maniglia che verrà aggiunto successivamente. Costituirà il “prototipo” per la costruzione dei futuri paracadute di molti paesi.

1922

Viene costruito il primo paracadute italiano su progetto del tenente dell’aeronautica Prospero Freri, realizzato con la collaborazione di Gennaro Maddaluno e viene denominato “Aerodiscensore”. Si tratta di un paracadute di salvataggio con l’involucro contenente la calotta applicato sotto la fusoliera dell’aereo. Maddaluno lo prova per la prima volta a Centocelle l’otto Ottobre 1922 mentre Freri lo usa il 12 giugno 1923 sul campo di Montecelio.

1923

Alfredo Ereno inventa un paracadute ad apertura automatica che però, nonostante le sue buone caratteristiche di costruzione e affidabilità, non viene preso in considerazione dalle autorità militari cui era stato presentato.

1924

1) Prospero Freri costruisce un altro paracadute dorsale, abbastanza moderno nella sua concezione, denominato “Salvator”, che verrà presentato con dimostrazioni pratiche in vari paesi europei. L’imbracatura, a differenza di quella inventata da Floyd Smith, è priva di nastri cosciali. E’ costituita da una fascia pettorale regolabile, sostenuta da un singolo nastro posto a tracolla. Nella parte schienale della fascia è sistemato il punto di applicazione del fascio funicolare e, di conseguenza, il paracadutista assorbe lo shock d’apertura con la gabbia toracica. Inoltre, a paracadute aperto, l’uomo è appeso a 45 gradi con la faccia rivolta verso il suolo. Alcuni anni più tardi verranno aggiunti i cosciali e due nastri spallari.

2) Il centro militare americano di studio e progettazione paracadute, dislocato a Mc Cook Field, Dayton, perfeziona il paracadute di Floyd Smith e gli applica l’ausiliario.

1925

Fino ad ora i lanci con l’apertura manuale del paracadute erano stati effettuati per motivi di necessità o a carattere dimostrativo e comunque con cadute di breve durata. L’istruttore dell’esercito americano Steven Budreau, dimostra per la prima volta che è possibile effettuare una caduta stabile e controllata lanciandosi da 2000 metri con apertura del paracadute a 1000 metri.

1927

La regia aeronautica indice il primo corso di paracadutismo, diretto da Prospero Freri, al termine del quale saranno brevettati circa 250 paracadutisti.

1930

1) I sovietici organizzano la prima gara di paracadutismo. I partecipanti cercano di atterrare il più vicino possibile ad un bersaglio predeterminato.

1) In Italia si affaccia sulla scena paracadutistica Ivo Viscardi. Nei suoi dodici anni di attività lancistica effettuerà 185 lanci, molti dei quali dimostrativi e di collaudo. Effettuerà numerosi lanci col paracadute a velocità di discesa variabile modello “Lisi” e, proprio a seguito della mancata riapertura di questo paracadute, riporterà lesioni tali da dover porre fine alla pratica del paracadutismo.

1933

L’Unione Sovietica riunisce tutti i club di paracadutismo sotto un’unica organizzazione nazionale.

1934

1) Le vicende politiche dei dieci anni a venire porteranno l’Europa e gli Stati Uniti verso una rapida corsa al riarmo. Il paracadute viene ora visto non solo come mezzo di salvataggio ma soprattutto come strumento atto a consentire aviolanci di massa. Viene data ulteriore spinta al suo perfezionamento e i suoi componenti in seta e cotone saranno sostituiti da quelli in nylon a partire dal 1940.

2) L’americano Floyd Smith pubblica un articolo con il quale descrive le tecniche da usare durante la caduta libera.

3) Negli Stati Uniti viene sperimentato l’impiego di pompieri paracadutisti per spegnere gli incendi nelle foreste.

4) L’Unione Sovietica effettua delle manovre militari nella zona di Kiev. Due battaglioni dell’armata rossa, dotati di 16 pezzi di artiglieria leggera, vengono lanciati dietro le linee nemiche. Foto dell’epoca mostrano i reparti sovietici in attesa dell’imbarco equipaggiati di paracadute principale completo di ausiliario.

1935

1) La Francia invia due ufficiali alla scuola di paracadutismo di Tushino, presso Mosca, dove conseguono il brevetto di paracadutista. Nell’autunno dello stesso anno viene assegnato al capitano Fred Geille, uno dei due inviati a Mosca, il compito di creare la prima scuola militare di paracadutismo francese a Pijaut, presso Avignone. La scuola sarà dotata di paracadute americani “Irvin”.

2) La regia aeronautica impiega il paracadute in numerose missioni di rifornimento alle truppe italiane impegnate in Etiopia.

1936

I sovietici dispongono di oltre 500 torri di lancio dislocate in 115 zone di allenamento.

1938

1) Du Pont inventa il nylon.

2) Sull’aeroporto di Castel Benito nelle vicinanze di Tripoli, in Libia, nasce la prima scuola di paracadutismo italiana, sotto la direzione dell’Aeronautica. Frequentatori di detta scuola sono gli ascari libici incorporati nei battaglioni coloniali. Il paracadute subisce varie modifiche e, dal modello Salvator D.30 inizialmente impiegato, si trasforma in D.37, D.39, D.40. Aereo impiegato per i lanci è il trimotore Savoia Marchetti S.M. 81.

1939

Viene fondata a Tarquinia (VT), il 15 ottobre, alle dipendenze dell’Aeronautica Militare, la prima scuola di paracadutismo militare sul territorio nazionale.

1941

La scuola di paracadutismo di Tarquinia adotta il paracadute IF 41/SP (Imbracatura Fanteria 1941/Scuola di Paracadutismo) in sostituzione dei D.39 e D.40. Si tratta di un paracadute con calotta in seta di 59 metri quadrati formata da 20 fusi, il cui fascio funicolare confluisce in un singolo punto centrale dell’imbracatura all’altezza della schiena dell’utilizzatore. L’imbracatura, in canapa linizzata, è costituita da una cintura pettorale dotata di due nastri spallari e due nastri cosciali, tutti regolabili. Borsa portacalotta con relativa fune di vincolo in treccia di canapa e moschettone di aggancio. Questo paracadute non offre il comfort di quelli odierni, specie a paracadute aperto, a causa dell’applicazione schienale delle funi di sospensione. La sua robustezza e affidabilità sono comunque di tutto rispetto, come verrà riscontrato su un esemplare lanciato con un manichino di 90 chilogrammi, a 120 nodi di velocità, cinquant’anni esatti dopo la sua costruzione. Risultato: sequenza d’apertura impeccabile, velocità di discesa 5,50 metri al secondo, oscillazioni superiori alla norma.

1944

Lo statunitense Frank Derry pratica delle fenditure su alcune calotte tonde da 28 piedi. E’ la prima delle tante modifiche che verranno effettuate su calotte tonde al fine di renderle direzionali e dotate di capacità di spostamento.

1946

Terminata la seconda guerra mondiale, temporaneamente cessate le esigenze militari, il paracadutismo si avvia lentamente verso il suo naturale sbocco sportivo.

Nasce in Italia, nel mese di Settembre, l’A.P.I. (Associazione Paracadutisti Italiani), con sede a Roma in via Nunzio Clementi 71, diretta dal capitano Costanzo, che da vita ad una ventina di sezioni periferiche.

Secondo le testimonianze, l’obiettivo dell’associazione è quello di riunire i paracadutisti, tutti ex militari o in servizio, sparsi sul territorio nazionale dopo l’evento bellico, aggirando in qualche modo le limitazioni poste dal trattato di pace. Il sodalizio viene commissariato per passività un paio d’anni più tardi.

Viene successivamente fondata la F.I.P.C.S. (Federazione Italiana Paracadutismo Civile Sportivo) presieduta dal tenente paracadutista Enzo Giacchero, con il medico paracadutista Ottorino Mancioli, già commissario dell’API, in qualità di segretario generale.

La FIPCS, non è un’associazione d’arma e la sua politica è quella di avviare il paracadutismo civile italiano verso un indirizzo prevalentemente sportivo. Questo nuovo orientamento incontra difficoltà a volte insormontabili, anche perché i termini “civile” e “sportivo” sono decisamente nuovi per persone ed enti.

Nel 1951 cessa di esistere la FIPCS e viene sostituita dalla FIPS la quale, per partecipare ai campionati mondiali, è costretta ad affiliarsi all’Aero Club d’Italia. Il cammino di questa federazione è irto di difficoltà, principalmente di carattere economico. Sarà proprio l’aspetto economico alla base della scomparsa della FIPS a seguito della decisione dell’Ae.C.I. di mettere nel bilancio preventivo per l’anno 1955 la cifra irrisoria di 500.000 lire a disposizione per il paracadutismo (circa 25.000 euro attuali).

Come sempre accade, quando mancano le risorse emergono malcontento e dissenso e, infatti, proprio dall’interno della FIPS prendono il via le iniziative che la porteranno al suo scioglimento e alla nascita, nel febbraio 1956, dell’associazione d’arma ANP, oggi ANPDI. Si crea di fatto una scissione: una parte di paracadutisti si associa all’ANPDI e l’altra parte preferisce inglobarsi nell’Ae.C.I. Tra i due enti nasce una forma di dualismo che durerà fino agli inizi degli anni novanta.

1947

Nella fase di ripresa post-bellica, viene costituito a Roma il Centro Militare di Paracadutismo, quale erede della scuola di Tarquinia. Successivamente, nel 1949, il CMP verrà trasferito a Viterbo

1948

1) Su suggerimento di Joe Crane, la NAA (National Aeronautic Association) chiede alla FAI (Federazione Aeronautica Internazionale) di inserire il paracadutismo tra gli sport dell’aria. La richiesta viene accolta ed è costituita la C.I.P. (Commissione Internazionale di Paracadutismo).

2) Il francese Leo Valentin scopre e perfeziona la posizione di caduta a tridente, successivamente mette a punto i movimenti della braccia e delle gambe per effettuare giri e tonneaux controllati. Il suo sogno però è quello di effettuare una traiettoria più lunga possibile prima di aprire il paracadute. Dopo numerosi tentativi con ali di tessuto semirigido, crea due ali in legno, lunghe circa un metro e mezzo, che riproducono la forma dell’ala dell’aereo. Queste sono incernierate su una specie di busto, rinforzato con stecche metalliche, che contorna il tronco. Le ali sono controllate dalle braccia per mezzo di due impugnature in cui fanno presa le mani. L’intera struttura ha un peso di tredici chilogrammi. Dopo aver provato la sua invenzione in una galleria del vento, Valentin decide di usarla sull’aeroporto di Orly il 13 Maggio del 1954 lanciandosi da un DC-3. Abbandonato il velivolo a 2700 metri di altezza, effettua uno spostamento in aria, a detta dei testimoni oculari, di oltre cinque chilometri e mezzo. Dopo aver apportato alcune variazioni al sistema, Leo lo impiega il 21 Maggio del 1956 a Liverpool. In fase di uscita sembra che il forte flusso d’aria abbia fatto urtare il paracadutista sullo stipite della porta e sui timoni dell’aereo causando la rottura delle sue ali. Valentin scende con una forte instabilità, aziona in successione entrambi i paracadute i quali, sfortunatamente, si impigliano attorno al suo corpo. causando la morte de “L’homme oiseau”.

1949

Il governo francese patrocina la creazione di una decina di scuole di paracadutismo nelle quali le tecniche della caduta libera vengono ulteriormente perfezionate. Il paracadutismo sportivo transalpino ne trarrà grandi benefici che lo porranno in seguito ai vertici delle graduatorie mondiali fino ai giorni nostri.

1950

1) In Italia riprende l’evoluzione del paracadute Salvator. Nasce la serie 50 prodotta in tre versioni: il D.50 dorsale, l’S.50 a seggiolino e l’A.50 ventrale. Tutti e tre hanno una calotta di 45 metri quadrati di superficie.

2) Dal punto di vista sportivo, i paracadutisti tendono ad effettuare lanci cosiddetti di precisione, ma soltanto alcuni riescono, a volte, ad atterrare entro un cerchio di cento metri di diametro. Pochissimi sono coloro che padroneggiano la caduta libera che, nella maggior parte dei casi, viene effettuata in picchiata con le mani al petto (una sulla maniglia) e le gambe distese. Questa forma di paracadutismo, effettuata quasi sempre a carattere dimostrativo, viene praticato in Italia da un ristretto gruppo di audaci che apre il paracadute alla quota, ritenuta normale all’epoca, di alcune decine di metri dal suolo.

1951

1) Si svolge a Bled, Jugoslavia (oggi Slovenia), il primo campionato mondiale di paracadutismo al quale prendono parte cinque nazioni europee, tra cui l’Italia. La competizione si svolge su due lanci di precisione di atterraggio da 600 metri con apertura immediata, due lanci sempre di precisione da 2000 metri con apertura del paracadute tra 700 e 300 metri dal suolo, un lancio di precisione in acqua da 350 metri, esci e tira, con un cerchio galleggiante come bersaglio. I paracadute impiegati sono con calotta tonda e di conseguenza una buona precisione si può ottenere soltanto con un’esatta scelta del punto di uscita e apertura, unitamente ad una parziale correzione o mantenimento della traiettoria di discesa mediante la trazione delle bretelle. La squadra italiana, composta da Bordignon, Caffaretto, Cannarozzo, Milani e Rinaldi, si comporta onorevolmente. Enrico Milani è nelle primissime posizioni dopo l’esecuzione dei lanci da 600 e 350 metri ma, in uno dei lanci da 2000 metri apre il paracadute al di sotto della quota minima consentita e viene squalificato. I francesi Pierre Lard e Monique Laroche diventano i primi campioni del mondo rispettivamente per la classifica maschile e femminile.

2) In Italia nasce la FIPS (Federazione Italiana Paracadutismo Sportivo).

1953

Le aviotruppe italiane ricevono in dotazione il CMP - 53 (Centro Militare di Paracadutismo 1953) corredato dell’ausiliario ventrale I-53. Per la prima volta in Italia i paracadutisti sono equipaggiati con paracadute ausiliario.

1954

1) Nella riunione della CIP della FAI viene assegnata alla Francia l’organizzazione della seconda edizione del campionato mondiale e viene decisa la cadenza biennale del campionato stesso. In questa riunione il rappresentante sovietico Stepanov chiede che la misurazione nella precisione di atterraggio venga effettuata non soltanto in metri come nell’edizione precedente, ma anche in centimetri. Lo stupore e i risolini dei presenti non passano inosservati.

Il campionato ha luogo a St.Yann su due lanci di precisione da 1500 metri con 20 secondi di caduta, due di precisione da 600 metri con apertura immediata, uno da 1500 metri con 20 secondi di caduta. In quest’ultimo lancio veniva valutata, con assegnazione di un punteggio, la capacità di effettuare una caduta in posizione stabile, faccia al suolo. Come si può facilmente rilevare, questo campionato sancisce la fine di un’epoca: quella delle aperture a bassa quota.

La rappresentativa italiana è composta da Enrico Milani, Sauro Rinaldi, Boschi.

In graduatoria il primo dei nostri, il pescarese Boschi, si trova al ventiduesimo posto su 29 partecipanti. Sauro Rinaldi occupava un buon piazzamento fino al momento della sua penalizzazione per apertura bassa. Campione del mondo è il sovietico Ivan Fedcitcin con la media di circa cinque metri per lancio. Per i paracadute dell’epoca è fantascienza. L’Unione Sovietica si impone anche nella classifica femminile con Valentina Seliverstova. Va evidenziato che i sovietici usavano un paracadute dalla forma quadrata, il PD 47, dotato di velocità propria e con spiccate caratteristiche di maneggevolezza.

2) Viene prodotto in Italia il DL 54 (Direttore di Lancio 1954). E’ un paracadute di salvataggio, ad apertura manuale, costruito per le esigenze del personale che, operando a bordo del velivolo, necessita di un equipaggiamento leggero, comodo e poco ingombrante. E’ dotato di una calotta tonda di 55 metri quadrati la cui stabilità, durante la discesa, lascia un po’ a desiderare. Comunque il DL 54 consentirà a militari e civili di effettuare lanci in caduta libera fino al 1965 e, in alcuni casi, anche oltre.

1955

L’americano Jaques Istel apprende in Francia le tecniche della caduta libera e, tornato negli Stati Uniti, forma la prima rappresentativa nazionale statunitense che parteciperà al campionato del mondo l’anno successivo.

1956

1) L’Italia non partecipa a questo campionato mondiale che si svolge a Mosca. La nostra assenza, attribuibile principalmente, ma non solo, a motivi economico-organizzativi, durerà fino al 1964 con effetti che influiranno negativamente sul livello del nostro paracadutismo agonistico fino agli anni settanta ed oltre.

In questo campionato i sovietici usano il paracadute con la calza. Questo dispositivo, che ha il compito di rendere meno violenta e più lineare l’apertura della calotta, era già stato inventato dai tedeschi prima della seconda guerra mondiale e mai impiegato.

2) I reparti paracadutisti italiani ricevono in dotazione il CMP-55. E’ una versione migliorata del CMP-53, specie nella calotta. Anche se non molto leggero, è dotato di robustezza, prestazioni e stabilità eccezionali. Rimarrà in servizio fino al 1996. Purtroppo, sarà l’ultimo paracadute ad apertura automatica di concezione italiana.

3) In Italia nasce, all’inizio dell’anno, la ANP (Associazione Nazionale Paracadutisti) che, alla fine del 1960, cambierà la sua denominazione in ANPDI. E’ un’associazione d’arma che si prefigge, tra l’altro, di mantenere in allenamento i paracadutisti congedati e di crearne di nuovi tra i giovani che devono ancora soddisfare gli obblighi di leva.

1958

1) Nel campionato mondiale di Bratislava nasce lo stile, nel quale il paracadutista deve eseguire determinati esercizi in caduta libera. Inizialmente è prevista l’esecuzione di cinque giri alternati e un looping indietro, dalla quota di 2500 metri e su un asse di riferimento al suolo. Per i successivi quarantacinque anni la formula si stabilizzerà poi sull’esecuzione di giro-giro-looping-giro-giro-looping.

2) A Vancouver, in Canada, Lyle Hoffman e James Pearson effettuano la prima “staffetta” in caduta libera. E’ l’inizio dell’avvicinamento tra paracadutisti in caduta libera, un fenomeno che caratterizzerà il prossimo mezzo secolo.

3) Il Centro Militare di Paracadutismo viene trasferito da Viterbo a Pisa, in modo da essere più vicino alla base aerea in cui sono dislocati gli aerei da lancio C-119.

1959

1) A Fort Bragg, negli Stati Uniti, nasce la squadra di paracadutismo del Corpo Strategico dell’Esercito la quale, due anni dopo, prenderà il nome di Squadra di Paracadutismo dell’Esercito (APT Army Parachute Team) e presto denominata “Golden Knights”. Suddivisa successivamente in gruppo dimostrazioni e gruppo competizioni, conseguirà risultati di vertice in tutte le discipline in campo internazionale.

2) L’aereo PC-6 Pilatus effettua il suo primo volo. Dopo quarantacinque anni è ancora l’indistruttibile cavallo da battaglia per il lancio di paracadutisti.

1960

1) L’americano Joseph W. Kittinger si lancia da 31.000 metri di quota per mezzo di un pallone, in New Mexico. Kittinger durante la caduta libera, con applicato un pilotino stabilizzatore, raggiunge la velocità di oltre 700 miglia all’ora (350 m/s) e apre il paracadute dopo quattro minuti e mezzo.

2) Sull’aeroporto di Perugia viene organizzato un corso di caduta libera sotto la direzione dell’istruttore francese Bariton. Vi prendono parte Bartoli, Di Francesco, Di Tuoro, Goffis, Guidolin, Valli ed altri.

1962

Il Centro Militare di Paracadutismo invia i Sergenti Maggiori Ottavio Guidolin e Carlo Negretti presso la scuola militare di paracadutismo francese di Pau, per l’effettuazione di un corso di lanci ad apertura ritardata e il conseguimento della qualifica di istruttore.

Questa iniziativa darà poi il via alla pratica della caduta libera presso il Centro Militare stesso.

1964

1) E’ l’anno della rivoluzione nel campo dei paracadute. Dal primo campionato mondiale fino al 1964 le calotte impiegate erano, ad eccezione della PD 47 sovietica, di tipo tondo alle quali erano poi state apportate delle fenditure oppure ne erano già dotate fin dalla costruzione, per ottenere velocità di spostamento e direzionalità. Comunque, la velocità propria di queste calotte difficilmente raggiungeva i 3 metri al secondo. La ditta americana Pioneer commercializza il Paracommander Mk1, una calotta dotata di una rilevante velocità propria (circa 6 m/s) regolabile in base alla percentuale di freno applicato. Dotata di fenditure direzionali, fenditure di spinta, pannelli stabilizzatori laterali, viene chiamata calotta rientrante a causa di una fune centrale che tiene l’apice più in basso rispetto alla sua posizione naturale. E’ l’elaborazione di un progetto realizzato dall’ingegnere francese Lemoigne.

Altra importante novità, concettualmente rivoluzionaria, è la realizzazione della prima imbracatura e custodia tuttodietro, costruita dalla Security e denominata Crossbow. In pratica è stato preso il paracadute ausiliario ventrale e sistemato sul prolungamento della custodia principale, verso la testa del paracadutista. Il nuovo complesso imbracatura e calotta viene di fatto presentato in Europa dalla squadra americana in occasione del campionato mondiale del 1964 in Germania

La voluminosità delle calotte rientranti, il procedimento costruttivo dell’epoca rendono il complesso ancora ingombrante e pesante ma, con il passare degli anni, saranno realizzate riduzioni sorprendenti.

Il Paracommander si impone prepotentemente sul mercato grazie alle sue caratteristiche, mentre il tuttodietro necessita di un tempo un po’ più lungo. La nuova calotta americana provoca la risposta di altri paesi. Al campionato del mondo del 1966 i sovietici presentano l’UT-2, i cecoslovacchi il PTCH-6, i francesi l’Olimpic, anche questo su brevetto Lemoigne. In Italia il Maggiore Gaetano Argento, in collaborazione con i componenti della squadra sportiva, realizza il D.64, seguito da una migliorata versione successiva denominata D.64 UL 65, dove i numeri indicano l’anno di costruzione e le lettere UL la forma delle fenditure. Pur non avendo la stessa prontezza di reazione del Paracommander all’uso dei comandi, è comunque dotato di una velocità di discesa decisamente bassa, caratteristica importante per un eventuale impiego operativo militare.

In campo internazionale seguiranno altri modelli di calotta rientrante quali i Paracommander Mk-2 e Competition, i francesi Super Olimpic e Papillon, i cecoslovacchi PTCH 7 e 8, il russo UT-15, ultimo nato tra le calotte rientranti (1972) ma con prestazioni d’avanguardia.

2) Altra eccezionale novità nel 1964, all’epoca poco divulgata al grande pubblico: il franco-canadese Domina Jalbert brevetta la velatura ad ala Para-Foil, che sarà commercializzata soltanto cinque anni più tardi. Domina Jalbert è un illustre sconosciuto per la stragrande maggioranza dei paracadutisti di oggi che beneficiano proprio della sua intuizione. E’ stato un personaggio troppo importante per non cercare di saperne di più sulla sua esistenza. Nato nel Quebec il 15 dicembre 1904, diciassettesimo di ventuno figli, all’età di otto anni costruiva da solo i suoi aquiloni. Abbandona presto la scuola ma non la passione per gli aquiloni e uno di questi è in grado di sollevare scritte pubblicitarie. Verso la fine degli anni trenta è impiegato presso la compagnia americana della gomma e contribuisce alla progettazione e costruzione dei palloni di sbarramento che proteggeranno l’Inghilterra dall’aviazione tedesca durante la seconda guerra mondiale. Successivamente inventa il “Kytoon” , cioè la combinazione di un aquilone e un pallone, in qualche modo simile al Para-Foil. In realtà il Para-Foil non è nato per scendere, ma come mezzo ascensionale. Secondo Jalbert, il Para-Foil racchiude il meglio del pallone e dell’aquilone. Lo stesso Jalbert racconta: “Nell’estate del 1960, a seguito di una visita all’aeroporto di Langley, appresi dell’esigenza di una velatura ad ala con un rapporto di efficienza di almeno 3 a 1. Per quattro anni provammo ali con varie configurazioni. L’idea giusta mi venne tornando in aereo da Cape Canaveral quando mi resi conto che viaggiavo grazie a due ali. Dopo l’atterraggio misurai le ali del Bonanza e decisi di creare un’ala in tessuto con lo stesso profilo di quella dell’aereo”.

Ora Jalbert sa di aver fatto una grande invenzione ma è conscio di non essere in grado di condurre la ricerca aerodinamica sull’ala. Si rivolge perciò a Jhon D. Nicolaides, presidente del dipartimento aeronautico spaziale di Notre Dame University. Nicolaides si dichiara disponibile ad aiutarlo a condizione che tutta la ricerca e sviluppo fosse di proprietà sua o del Dipartimento della Difesa. Non si è a conoscenza di quanto questo aspetto sia stato chiarito tra i due. Nicolaides ha condotto anni di ricerche nella galleria del vento sull’ala di Jalbert e il suo nome o quello dei suoi allievi appare su quasi tutti i documenti di studio della dinamica del Para-Foil mentre del nome di Jalbert non c’è nemmeno l’ombra. Dice Nicolaides: “Jalbert ha disegnato un aquilone, io ho disegnato e inventato il Para-Foil”. Nel 1966 un incendio distrugge completamente il laboratorio di Domina Jalbert a Boca Raton, in Florida, nel quale va perduta buona parte dei disegni e documentazione. Ricostruisce la struttura nello stesso luogo e riprende la sua sperimentazione, ma né lui né Nicolaides riescono a rendere sopportabile lo shock d’apertura del Para-Foil. Nel 1968, Steve Snyder, paracadutista, ingegnere aeronautico e presidente della Para-Flite, acquista da Nicolaides un esemplare di ala nel tentativo di renderla utilizzabile in caduta libera. Asporta i triangoli di tessuto per l’attacco delle funi, le quali vengono collegate direttamente all’intradosso, e dimezza la lunghezza delle funi stesse. Inventa un efficace sistema di ritardo di apertura, chiamato PCR (Pilot Chute Controlled Reefing Sistem) e lo brevetta, quindi ottiene dalla compagnia che controlla il brevetto di Jalbert l’autorizzazione alla costruzione di 50 velature. Ora Jalbert che, non si conosce per quale motivo, sembra sia sul punto di perdere il suo brevetto, cita in giudizio Steve Snyder. Alla fine i due raggiungono un accordo senza ricorrere al tribunale e Snyder acquista il brevetto di Jalbert. Non si conoscono i dettagli dell’accordo né i limiti di cessione del brevetto, che evidentemente riguarda soltanto il Para-Plane, ossia il prodotto della rielaborazione fatta da Snyder. Nel 1972 la Aero Foil Sistems di Cape Canaveral, acquista i diritti di produzione del Para-Foil e, durante la sua brevissima esistenza, riesce a produrre un limitato numero di Para-Sled. I diritti di produzione vengono successivamente acquistati dalla North American Aerodinamics nel 1974. Al pari dei fratelli Wright anche Jalbert non ricavò grandi guadagni dalla sua invenzione. All’inizio del 1985, all’età di 81 anni, Domina Jalbert riceve la più alta onorificenza paracadutistica: la medaglia d’oro della FAI. Muore il 26 Giugno 1991.

In oltre trent’anni l’ala è stata sottoposta a continui studi e miglioramenti. Come mezzo ascensionale è stata impiegata per innalzare antenne dietro alle navi e trasmettitori di emergenza sopra i battelli di salvataggio. Per il lancio di carichi, sono stati costruiti paracadute ad ala fino a 3600 piedi quadrati di superficie (335 mq.), capaci di sostenere 15000 libbre di peso(6800 Kg.) e guidati sul previsto punto di atterraggio da un sistema compiuterizzato che elabora i dati relativi alla sua discesa. Per uso sportivo sono state studiate e costruite velature che, lanciate in modo adeguato, possono raggiungere velocità sulla traiettoria nell’ordine dei novanta chilometri orari.

I possibili utilizzi dell’ala sono ancora numerosi; dallo studio e dispersione delle nubi, al possibile recupero di oggetti spaziali. Le inarrestabili esigenze di spostamento in aria di uomini e mezzi porterà allo studio e creazione di ali sempre più perfezionate, le cui prestazioni e caratteristiche sono al momento difficilmente ipotizzabili.

3) Presso il Centro Militare di Paracadutismo viene formata una squadra di paracadutismo sportivo con il compito di partecipare a gare e manifestazioni. Inizialmente diretta dal Maggiore Gaetano Argento, ha come ossatura portante, gli atleti Piero Goffis, Ottavio Guidolin, Carlo Negretti, Donato Sacchetti. Successivamente ci sarà l’inserimento di Giulio Ottaviani, Lamberto Serenelli, Ermanno Ferro, Alfio Pellegrin, Adriano Dauda ed altri in seguito.

4) L’Italia torna a partecipare ai campionati del mondo, che questa volta si svolgono a Leutkirch, in Germania Ovest.

La rappresentativa italiana è composta da Fantozzi, Fortarel, Goffis, Valli e Valsecchi, con Argento capo delegazione.

Buono il risultato complessivo, in considerazione anche della lunghissima mancanza di contatti internazionali.

1965

1) Si svolge il primo campionato italiano di paracadutismo che prevede la sola combinata (somma della precisione e dello stile) e il titolo viene conquistato da Benito Buldrini.

2) L’americano Rod Pack fa un lancio senza paracadute, equipaggiato della sola imbracatura. Durante la caduta da 4000 metri Rod si avvicina ad un suo amico, lanciatosi insieme a lui, afferra il paracadute ausiliario che questi gli passa, lo aggancia agli anelli della sua imbracatura e il gioco è fatto. Entrambi subiranno una severa sanzione disciplinare da parte del PCA (Parachute Club of America).

1966

1) La guerra fredda taglia nuovamente le gambe al nostro paracadutismo sportivo: L’Italia non partecipa al campionato mondiale che si svolge a Lipsia, nella Germania Est. Pochi i paesi occidentali presenti, tra cui Australia, Austria, Canada, e Svizzera. Il campionato sarà caratterizzato da molte giornate di inattività a causa del vento eccessivo. I sovietici conquistano tutti i titoli ad eccezione della precisione individuale maschile.

La grande novità di questo campionato è la nuova. tecnica dei sovietici usata nello stile. Vince Vladislav Krestjannikov con la media di 7,6 e il suo miglior tempo di 7,4 abbassa di un secondo e un decimo il record precedente, stabilito due anni prima a Leutkirch dal suo compagno di squadra Tkachenko con 8,5.

In un articolo apparso su “Sky Diver” dell’ottobre 1966, James T. Cox fa notare che al termine degli unici due lanci di precisione di gruppo effettuati, tra sovietici e canadesi vi è una differenza di soli 11 centimetri e conclude scrivendo: “Quella differenza, suddivisa su otto atterraggi, è anche un valido motivo per la creazione di un bersaglio elettrico che potrebbe eliminare l’involontario errore dell’occhio umano”.

Il sistema di misurazione elettronico sarà infatti gradualmente realizzato e sarà impiegato per la prima volta al campionato del mondo del 1974.

2) Lo statunitense Lenny Barad costituisce l’associazione dei POPS (Parachutists Over Phorty Society). Lo spirito di questi paracadutisti ultraquarantenni, attivi e non, è quello di creare occasioni di incontro tra persone che hanno nel paracadutismo il legame comune.

1968

1) Negli Stati Uniti si va affermando sempre più una nuova disciplina: il lavoro relativo (RW). I paracadutisti escono dall’aereo separatamente, si avvicinano durante la caduta e formano la cosiddetta “stella”; quella a diciotto paracadutisti è la più grande realizzata finora.

In breve tempo il lavoro relativo diverrà la disciplina più praticata nel mondo occidentale.

2) Anche in Italia il lavoro relativo sta prendendo piede in campo civile. A Milano, Gianni Mirzan, fonda la “Accademia Paracadutistica”, con base operativa sull’aeroporto di Alessandria. In questo centro si insegna e si pratica esclusivamente RW sotto la direzione del figlio Roberto, futuro vincitore di numerosi campionati italiani.

3) Questa volta i campionati mondiali si svolgono a Graz, in Austria e l’Italia vi prende parte e, finalmente, senza più interruzioni. La rappresentativa, completamente rinnovata, è composta da Alberto Bauchal, Luigi De Monti, Ottavio Guidolin, Giuseppe Malavasi e Donato Sacchetti con Luciano Malpeli capo delegazione.

1969

Steve Snyder crea la ditta Para-Flite e commercializza la velatura ad ala Para-Plane. Si tratta di un’ala di circa 200 piedi quadrati di superficie con sistema di ritardo di apertura PCR. La sua affermazione incontra qualche comprensibile difficoltà iniziale a causa della mancanza di predisposizione mentale dei possibili utenti, della non collaudata affidabilità in apertura e dell’ingombro ancora elevato. La ricerca continua ed efficace della Para-Flite, attraverso i modelli Silver-Cloud, Strato-Star,- Strato -Cloud, porta alla soluzione dei problemi e, nel 1975, l’affermazione definitiva è cosa fatta. L’ala ha ora consacrato la sua definitiva superiorità sulla calotta rientrante non solo nella velocità di spostamento ma anche nella precisione di atterraggio. Cambia la tecnica di avvicinamento al bersaglio che con l’ala viene eseguita controvento, con grande beneficio per il paracadutista.

1970

Il campionato mondiale ha luogo a Bled, in Jugoslavia, oggi Slovenia. L’Italia vi prende parte con Alberto Bauchal, Giulio Ottaviani, Giuseppe Malavasi, Odero Sarti, Lamberto Serenelli. Capo delegazione: Gaetano Argento. Da menzionare l’ottimo quinto posto conquistato da Malavasi nella precisione di atterraggio con 24 centimetri in totale, ad appena 12 centimetri dal vincitore.

1971

1) La Hi-Tek Corporation -Aerospace Division-, costruttrice di moltissimi sistemi di apertura del paracadute per i piloti dell’aeronautica americana, realizza un congegno per l’apertura automatica studiato per il paracadutismo e denominato Hi-Tek model 8000. Sebbene i paracadutisti dei Paesi dell’Europa orientale usino da anni, obbligatoriamente, sistemi per l’apertura automatica (KAP3P), i paracadutisti occidentali non sono ancora mentalmente bendisposti verso una loro utilizzazione. Alla pari dell’altro congegno denominato Sentinell 2000 e costruito dalla Steve Snyder Enterprise, anche l’Hi-Tek 8000 non avrà un successo apprezzabile.

2) Il lavoro relativo, per una maggiore celerità di esecuzione, richiede una uscita più ravvicinata possibile. La riduzione del volume degli equipaggiamenti diventa pertanto una necessità e, per pochi anni, appaiono sul mercato calotte dall’ingombro ridotto come Piglet, Sierra, Starlite, Ministar, Paracommander RW.

1972

Il campionato del mondo ha luogo a Tahlequah, Oklahoma, USA. La squadra italiana è composta dagli stessi atleti dell’edizione precedente, con Romano Fortarel capo delegazione. Soddisfacente il risultato: su 29 Paesi partecipanti, l’Italia si piazza settima in precisione e nona nella classifica per nazioni. Buono il decimo posto di Serenelli nello stile, su 145 concorrenti.

Per la prima volta, in un campionato mondiale, lo stile viene ripreso e giudicato per mezzo di apparati video.

1973

La squadra di paracadutismo sportivo della Scuola Militare di Paracadutismo assume la denominazione di Centro Sportivo Esercito -Sezione di Paracadutismo-.

1974

1) Si svolge a Fort Bragg, North Carolina, USA, la competizione del CISM (Consiglio Internazionale Sport Militare) di paracadutismo. La squadra militare italiana, composta da Ermanno Ferro, Ottavio Guidolin, Giulio Ottaviani, Donato Sacchetti e Lamberto Serenelli, conquista la medaglia d’oro nella precisione a squadre con un totale di 6 centimetri in quattro lanci. Nei sedici atterraggi sono stati fatti quindici zeri e sei centimetri. Il bersaglio è di dieci centimetri di diametro e la misurazione è manuale. Niente male, se si considera che il paracadute utilizzato era la calotta rientrante!

2) La ditta North American Aerodinamics commercializza il Para-Foil dopo aver risolto il problema del sistema di ritardo di apertura con l’adozione di un nuovo pilot chute-controlled reefing. Si tratta di due nastri disposti a “X” con un occhiello a vela su ognuna della quattro estremità. All’interno di ogni occhiello passano le funi di ogni bretella e i due nastri sono collegati al pilotino estrattore per mezzo di un nastro passante attraverso la parte centrale dell’intradosso e dell’estradosso.

3) A Szolnok, in Ungheria, si svolge la dodicesima edizione del campionato mondiale. I nostri rappresentanti sono Alberto Bauchal, Guido Colombo, Giorgio Lucchese, Giulio Ottaviani e Lamberto Serenelli. Capo delegazione è Gonippo Sebastiani. Su 31 Nazioni, l’Italia occupa il nono posto nella precisione di gruppo e l’undicesimo nella classifica generale.

4) In occasione del campionato mondiale in Ungheria viene utilizzato per la prima volta il sistema di misurazione elettronica per la precisione. Ulteriormente perfezionato, diverrà un congegno indispensabile per valutare con esattezza la misura del paracadutista.

1975

1) Si svolge a Warendorf, Germania Ovest, il primo campionato mondiale di lavoro relativo. L’Italia è presente con Corpaci, Ferraro, Loschi, Manotta, Marzuttini, Mirzan, Nuvola, Sacchi, Scopinaro, Serafini e con Sebastiani capo delegazione.

Due le prove in programma: speed star a dieci e figure a quattro. La nostra rappresentativa conquista un ottimo quarto posto nella prova a quattro su venti squadre mentre, nella speed star, si piazza in undicesima posizione sulle 15 partecipanti. E’ giusto ricordare che i nostri, nella speed star, sono privi di allenamento perché in Italia non sono disponibile aerei a dieci posti.

2) Bill Booth sostituisce, nel sistema tuttodietro Wonderhog, da lui prodotto fin dall’anno precedente, il pilotino estrattore a molla della velatura principale con un pilotino senza molla, che viene estratto e gettato nel flusso d’aria dall’utilizzatore. Sarà genericamente conosciuto come “hand deploy”.

3) A Portorose, in Jugoslavia, si svolge il primo campionato europeo. Nella precisione individuale, Pina Madinelli, paracadutista veronese, conquista la medaglia d’oro. L’anno successivo, durante un periodo di allenamenti, sull’aeroporto di Guidonia, in previsione del campionato mondiale, Pina perderà la vita a causa di in malfunzionamento in apertura del suo Papillon.

1976

1) Sull’aeroporto di Guidonia (Roma), si svolge il campionato mondiale di stile e precisione. L’Italia è rappresentata da Gaetano Airaghi, Ermanno Ferro, Giulio Ottaviani, Donato Sacchetti e Leonardo Veneri. Capo delegazione è Alessandro Gamberi. Su 26 Paesi partecipanti, i nostri si piazzano all’ottavo posto nella precisione a squadre e al quattordicesimo nella classifica per nazioni.

Per la prima volta le donne paracadutiste italiane prendono parte al campionato del mondo. La rappresentativa è composta da Donatella Barsotti, Rita Draghi, Patrizia Parisi, Sandra Rizzi e Ornella Rosso.

2) L’uso dell’ala ha permesso ai paracadutisti di scoprire che la zona di turbolenza al di sopra dell’ala stessa è spostata più indietro rispetto a quella del tondo. Gli utilizzatori possono così realizzare formazioni in biplano. Questo nuovo esercizio viene chiamato lavoro relativo a paracadute aperto e in breve saranno realizzate numerose e diverse configurazioni.

3) Bill Booth inventa il sistema di sgancio detto “a tre anelli” che in breve tempo sostituirà il vecchio sistema Capewell. E’ un sistema semplice, sicuro, facile da usare grazie anche alla impugnatura singola che agisce contemporaneamente su entrambe le bretelle.

4) L’Aeronautica Militare italiana costituisce una squadra di paracadutisti, denominata “Falchi Blu”, con il compito primario di prendere parte alle manifestazioni aeronautiche. Con sede sull’aeroporto di Guidonia, questo gruppo è inizialmente composto dal Ten. Fichera, Ten. Terrizzi, Mar. Maramici, Mar. Modolo, Serg.Magg. De Lanzo, Serg.Magg. Tolu, sotto la direzione del Cap. Luciano Ferrarese. Le loro evoluzioni, in particolare quelle a paracadute aperto, sono altamente spettacolari. I Falchi Blu verranno sciolti, purtroppo, nel 2001.

1977

1) L’americano Kenneth F. Coleman inventa e sviluppa il metodo A.F.F. (Accelerated Freefall). Il rivoluzionario sistema di insegnamento prevede che l’allievo, anche fin dal primo lancio, possa eseguire la caduta libera in compagnia di due istruttori i quali provvedono alla sua stabilità e sicurezza.

Il periodo di sperimentazione, autorizzato dall’USPA, avrà la durata di cinque anni durante i quali Coleman sarà impegnato nella formazione dei necessari istruttori. Questo metodo di insegnamento si imporrà sempre più nel mondo intero.

Kenneth morirà nel 1981 a seguito della caduta di un pallone aerostatico.

2) Si svolge a Gatton, in Australia, il secondo campionato mondiale di lavoro relativo. L’Italia partecipa con Bambini, Cremona, Del Prete, Nuvola e Novaglia.

La speed star a dieci, eseguita nella prima edizione, viene abolita e sostituita dall’esecuzione di sequenze da parte di una squadra a otto.

3) L’Aero Club d’Italia elabora un piano di rinnovo della flotta nel quale è prevista anche la fornitura di una dozzina di aerei per il lancio di paracadutisti. La scelta cade sul Cessna 206 TU e la consegna agli Aero Club locali avrà inizio due anni dopo.

1978

1) La Para-Flite produce il primo ausiliario ad ala: il Safety-Flyer. E’ una velatura di 160 piedi quadrati, cinque celle. In seguito le case costruttrici produrranno varie decine di modelli di ali di riserva. E’ la consacrazione definitiva del paracadute ad ala anche sotto l’aspetto dell’affidabilità.

2) L’Italia partecipa al campionato mondiale a Zagabria, Jugoslavia, oggi Croazia, con Gaetano Airaghi, Piero Dal Fiume, Enrico Marin, Giulio Ottaviani e Donato Sacchetti.

In campo femminile le nostre rappresentanti sono Tiziana Bertozzi, Anna Madinelli, Antonietta Monacelli, Sandra Rizzi e Fiammetta Zanenga.

1979

1) Il campionato mondiale di lavoro relativo si svolge in Francia. A causa di divergenze interne, non viene inviata una nostra rappresentativa. La decisione servirà soltanto a frenare lo sviluppo della specialità.

2) La FXC Corporation mette in produzione un congegno per l’apertura automatica del paracadute denominato FXC model 12000. Si tratta di una versione migliorata del Hi-Tek model 8000. La maggiore affidabilità del congegno e l’accresciuta propensione dei responsabili dell’attività lancistica verso l’adozione dei sistemi di sicurezza, derivata anche dall’interesse a ridurre gli incidenti, farà incontrare a questo dispositivo un notevole successo di vendite.

1980

1) La velatura ad ala Para-Foil 252 Lite, costruita dalla North American Aerodinamics, si afferma come il migliore paracadute da precisione esistente al momento. Successivamente, la ditta costruttrice amplia la sua gamma con modelli di dimensioni diverse e sarà la versione di 282 piedi quadrati che avrà il successo maggiore.

2) A Kazanlak, in Bulgaria, si svolge il 15° campionato mondiale nel quale siamo rappresentati da Paolo Bertolini, Ermanno Ferro, Enrico Marin, Enzo Nogaro e Giulio Ottaviani. Risultati nella media delle edizioni precedenti.

Le nostre donne presenti sono Paola Da Ros, Anna Madinelli, Sandra Rizzi, Ornella Rosso e Johanna Woerndle.

1981

!) La ditta americana Relative Workshop, già costruttrice fin dal 1974 del tuttodietro Wonderhog I e II, inizia la produzione del modello Vector seguita dalle successive versioni II e III. Il Vector farà la storia del tuttodietro per oltre un quarto di secolo.

2) Al campionato mondiale di lavoro relativo la squadra italiana, composta da Maurizio Calise, Tony Giuliani, Susy Lombardi, Enzo Lombardi e Claudio Serafini, si classifica al 16° posto su venti nazioni partecipanti.

1982

1) L’USPA (United States Parachute Association), dopo un adeguato periodo di sperimentazione, ufficializza il metodo di insegnamento AFF.

2) Al 16° campionato del mondo partecipano i nostri Teresio Caffino, Carlo De Capoa, Silvio Di Tecco, Pasquale Gabrieli e Daniele Gasperoni. Su 24 Paesi partecipanti, i nostri si classificano al dodicesimo posto in precisione di squadra e ai diciannovesimo nella classifica per nazioni.

Per le donne sono presenti Anna Madinelli, Francesca Martuzzi, Verena Plenk, Sandra Rizzi e Ornella Rosso.

1983

1) In molte scuole di paracadutismo degli Stati Uniti, vengono fatte impiegare, agli allievi al primo lancio, velature ad ala montate su imbracature e custodie tuttodietro.

2) In Italia viene emanato un decreto ministeriale che sancisce l’uso della calotta rientrante o quello del tuttodietro soltanto dopo il superamento del test dei quattro giri. L’uso dell’ala sarà possibile solo dopo l’effettuazione di almeno 30 lanci con la calotta rientrante.

3) Al campionato mondiale di RW l’Italia, con Roberto Dainese, Alfio Fontana, Tony Giuliani, Franco Proverbio e Tony Spagnuolo, conquista un ottimo quarto posto.

1984

1) Strong Enterprises e Relative Workshop costruiscono i primi due paracadute biposto (Tandem). Dopo una fase iniziale in cui l’apertura veniva effettuata a velocità che oltrepassava i trecento chilometro orari, Ted Strong inventa il “drogue”. L’artificio consiste in un grosso pilotino estrattore che, una volta lanciato in aria dall’utilizzatore, consente alla coppia una velocità di discesa pari a quella individuale e, dopo la trazione della maniglia, svolge la sua funzione di pilotino estrattore vero e proprio. Un anno dopo anche la Relative Workshop adotta lo stesso sistema di rallentamento.

2) In Italia le aviotruppe vengono dotate del nuovo paracadute IRV-80. Si tratta di un paracadute più leggero del CMP-55, costruito dalla ditta italiana Irvin Manifatture Industriali, su licenza della francese Aerazur. La calotta presenta quattro grandi “finestre”, disposte una ogni sei fusi, ricoperte di rete. L’intero complesso subirà negli anni numerose modifiche ad iniziare dall’aggiunta delle tasche di apertura.

3) A Vichy, in Francia, ha luogo il campionato del mondo di stile e precisione. Questi i nostri competitori: Silvio Di Tecco, Ennio Finke, Walter Gambirasio, Daniele Gasperoni e Michele Maver.

Le donne sono Paola Da Ros, Anna Madinelli, Francesca Martuzzi, Susanna Matarazzo e Sandra Rizzi. Eccellente la prestazione di Silvio Di Tecco che conquista la medaglia di bronzo nella precisione individuale dietro a un russo e un belga. E’ la prima medaglia italiana nella storia dei campionati mondiali.

In realtà le cose andarono un po’ diversamente. Nell’ultimo lancio di precisione, un russo e un belga, al momento primo e secondo, fanno entrambi un risultato che li pone dietro a Di Tecco, che è quindi festeggiato come campione del mondo.

Si da il caso che durante il lancio del russo e del belga, con vento debole e stabile, l’anemometro fosse staccato (per caso?) e, dietro reclamo dei due, viene fatto ripetere il lancio ai circa trenta concorrenti che si erano lanciati per ultimi, incluso Di Tecco. Nel lancio, ripetuto quattro ore più tardi, nonostante un nuovo zero di Silvio, il russo e il belga ottengono una misura che li riporta al primo e secondo posto, ormai definitivi. Sarebbe stato interessante sapere chi si accorse del mancato collegamento dell’anemometro e chi, invece, non l’aveva notato in tempo!

1985

Nel campionato mondiale di RW 4, svoltosi a Mali Losinj , Jugoslavia, la squadra italiana, composta da Maurizio Calise, Tony Giuliani, Marcello Michi, Roberto Mirzan e Franco Proverbio si piazza al settimo posto.

Per la prima volta, l’ Unione Sovietica prende parte ad un campionato mondiale di lavoro relativo.

1986

1) A Muskogee (Oklahoma) viene realizzata la prima formazione con 100 paracadutisti in caduta libera. A De Land (Florida) viene fatta la prima formazione in caduta libera a 60, composta da sole donne.

2) Per il 18° campionato mondiale questa volta si va ad Ankara, in Turchia con Paolo Bertolini, Silvio Di Tecco,Walter Gambirasio, Mario Morandini e Alessandro Ruggeri. Le nostre ragazze presenti sono Anna Madinelli, Francesca Martuzzi, Susanna Matarazzo, Verena Plenk e Sandra Rizzi. Eccellenti le prestazioni di Anna Madinelli e Paolo Bertolini, rispettivamente quarta e nono nella precisione individuale.

3) A Gatton, in Australia, si svolge il primo campionato mondiale di Canopy, oggi chiamato “Formazioni a Paracadute Aperto”. L’Italia non partecipa.

1987

1) La caduta libera, finora eseguita con la classica posizione di faccia al suolo, subisce una trasformazione. I paracadutisti assumono in caduta tutte le posizioni possibili ed eseguono movimenti di fantasia. La nuova disciplina si chiama Freestyle.

2) La squadra italiana composta da Gustavo Azzola, Alfio Fontana, Moreno Ruspi, Marina Ugolini, Massimo Canetta (video) conquista un ottimo quarto posto, su venticinque nazioni, al campionato del mondo di lavoro relativo, in Brasile.

1988

1) In Francia viene formato un diamante, a paracadute aperto, composto da 36 paracadutisti, tutti francesi. La prestazione costituisce record mondiale.

2) Il 19° campionato mondiale si svole a Nykoping, in Svezia. Il persistere del cattivo tempo impedisce l’assegnazione di numerosi titoli nella categoria maschile.

La delegazione italiana è composta da Francesca Bersani, Silvia Guerreschi, Francesca Martuzzi, Susanna Matarazzo e Antonella Tondi e, per gli uomini, Paolo Bertolini, Paolo Filippini, Ennio Finke, Walter Gambirasio e Alessandro Ruggeri.

3) In Italia viene emanato il DPR 566/88 con il quale viene assegnato al Ministero dei Trasporti il rilascio e il controllo delle licenze aeronautiche, comprese quelle di paracadutismo. Prima d’ora la gestione del paracadutismo civile, in ottemperanza ad un DM del 1983, era di competenza dell’Aero Club d’Italia.

4) La Francia organizza a Vichy il secondo campionato mondiale di Canopy. L’Ae.C.I., pur avendo organizzato il campionato italiano della specialità, decide, per la seconda volta, di non inviare una rappresentativa.

1989

1) La ditta francese Parachutes de France produce il primo paracadute ad ala con forma ellittica denominato Blue Track. Costruita con tessuto a porosità zero e rastremata lateralmente, la velatura evidenzia la sua derivazione dal parapendio. Dotato di una velocità di spostamento decisamente superiore ai paracadute già esistenti, il Blue Track è il capostipite di una serie di ali dell’ultima generazione.

2) La ditta tedesca Airtec produce il primo congegno per l’apertura automatica del paracadute completamente elettronico denominato Cypres (Cybernetic Parachute Release System). Il suo volume e peso decisamente ridotti, la semplicità di impiego e l’affidabilità hanno assicurato al Cypres un successo senza precedenti. In oltre un decennio, questo sistema di sicurezza assumerà una funzione quasi indispensabile.

3) Il 17 ottobre viene fondata l’AIP (Associazione Istruttori di Paracadutismo). E’ un’associazione di categoria con il compito primario di patrocinare e tutelare gli interessi degli associati nell’espletamento delle loro funzioni di istruttore.

4) La nostra nazionale di RW, formata da Maurizio Calise, Alfio Fontana, Franco Proverbio, Marina Ugolini e Massimo Canetta (video) si piazza al 5 posto al campionato del mondo.

1990

1) Fanno la loro apparizione le prime gallerie del vento verticali, che permettono ai paracadutisti di librarsi nel flusso d’aria come se fossero in caduta libera. Dal punto di vista didattico, i benefici che ne derivano sono rilevanti.

2) A Bled, come già avvenuto per la prima e decima edizione, si svolge il campionato mondiale. L’Italia è presente con Vanna Bazzi, Francesca Bersani, Carla Brighetti, Silvia Guerreschi e Antonella Tondi. La rappresentativa maschile è formata da Thomas Angerer, Paolo Filippini, Francesco Palumbo, Alessandro Ruggeri e Antonio Squadrone.

Eccellente prestazione di Thomas Angerer che, con soli 2 centimetri, fatti peraltro al nono e penultimo lancio, si piazza al sesto posto nella precisione individuale. Ottimo anche Paolo Filippini che, con un centimetro in più di Angerer, si classifica settimo.

In campo maschile siamo all’inizio di una fase ascendente che avrà la durata di un decennio. In questa edizione, oltre ai risultati individuali, si registra un quarto posto nella precisione di squadra ed un quinto posto nella classifica per nazioni, su 28 Paesi partecipanti.

3) La Tailandia organizza, a Chiangmai, il terzo campionato mondiale di Canopy. L’Italia vi prende parte con Vittorio Anzilotti, Narciso Mori, Marco Talerico Alberto Zanussi e Gianni Mansani come capo delegazione. La formazione, decisa all’ultimo minuto e priva di affiatamento, si classifica all’ottavo posto nelle rotazioni.

4) In Francia, viene organizzato in agosto, sull’aeroporto di Vichy, un Boogie (raduno di paracadutisti). Nell’occasione viene utilizzato, come vettore da lancio, l’elicottero più grande del mondo, il gigantesco MI-26 di costruzione sovietica, che imbarca fino a 120 paracadutisti e li porta a 4500 metri di quota in meno di dieci minuti.

1991

1) L’avvento delle ali ellittiche consente al paracadutista di effettuare lunghe planate in fase di atterraggio. La lunghezza della planata è consequenziale alla velocità sulla traiettoria raggiunta al momento della frenata. Per aumentare questa velocità viene effettuata, ad una determinata altezza dal terreno, una repentina inversione di rotta che fa decisamente aumentare la velocità verticale del paracadutista, che sarà successivamente trasformata in velocità orizzontale, utile a prolungare la planata.

In questa manovra la fase più difficile e rischiosa sta nell’effettuazione dell’inversione, comunemente chiamata “gancio”, e nella valutazione della conseguente perdita di quota che, se errata, può portare a violenti impatti con il terreno.

Nelle odierne statistiche internazionali, oltre un terzo degli incidenti mortali sono causati da ganci bassi. Non si è a conoscenza del numero di coloro che, pur sopravvissuti, ne porteranno i segni e le conseguenze per tutta la vita.

2) La nazionale italiana di RW, con Azzola, Fontana, Ruspi, Ugolini, Canetta (video) consegue il miglior risultato di sempre con una meritatissima medaglia di bronzo, dietro Francia e Stati Uniti, al campionato mondiale di lavoro relativo.

1992

1) In Belgio, il 4 Luglio, viene realizzata una formazione in caduta libera composta da 150 paracadutisti, la grande maggioranza dei quali europei. Nel mese di Ottobre a Myrtle Beach, Sud Carolina, il record viene battuto con una formazione di 200 paracadutisti.

2) A Trieben, in Austria, si svolge la ventunesima edizione del campionato mondiale. La delegazione è formata Maurizio Barone capo delegazione, Vanna Bazzi, Francesca Bersani, Carla Brighetti, Barbara Doga, Silvia Guerreschi e, per gli uomini, Thomas Angerer, Paolo Filippini, Walter Gambirasio, Francesco Palumbo e Giuseppe Tresoldi.

Di rilievo il risultato delle ragazze con un quinto posto nella precisione di squadra, davanti a Russia e Stati Uniti, e un ottavo posto nella classifica per nazioni, su 18 squadre partecipanti.

Nel settore maschile il piazzamento è meno buono dell’edizione precedente, ma la prestazione è comunque di rilievo. Nella precisione di squadra siamo all’undicesimo posto, su 29 squadre, con 18 centimetri (i vincitori cecoslovacchi ne avevano totalizzati sette). Undici squadre in undici centimetri dopo otto lanci.

3) Al campionato mondiale di Canopy, ad Aniang in Cina, la nostra rappresentativa, formata da Piero Di Gioia, Massimo Piccini, Renato Tancredi, Piero Tanda, Stefano Busato (video), con Serenelli capo delegazione, conquista, nelle rotazioni, un ottimo quarto posto, ad un solo punto dai terzi, su 16 nazioni partecipanti.

1993

Al campionato del mondo di RW, l’Italia si piazza al quattordicesimo posto, su ventinove nazioni. La rappresentativa è composta da Fontana, Levis, Ugolini, Verga.

1994

1) A Chengdhu, in Cina, l’Italia vince i suoi primi titoli mondiali di paracadutismo civile. La nostra rappresentativa, formata da Paolo Filippini, Francesco Palumbo, Alessandro Ruggeri, Francesco Signoretti e Giorgio Squadrone, diventa campione del mondo nella precisione a squadre, con la sbalorditiva misura complessiva di due centimetri in trentadue atterraggi.

Alessandro Ruggeri diventa campione del mondo nella precisione individuale con dieci zeri su dieci lanci.

Tutta la squadra conquista la medaglia di bronzo nella prestigiosa classifica per nazioni.

La rappresentativa femminile, formata da Vanna Bazzi, Carla Brighetti, Barbara Doga, Silvia Guerreschi e Antonella Tondi, ottiene un risultato di poco inferiore a quello dell’edizione precedente.

2) A Kooralbyn, in Australia, è di scena la massima competizione mondiale di Canopy. La nostra squadra è composta dagli stessi nominativi dell’edizione precedente ad eccezione di Paolo Bevilacqua, subentrato con funzione di videoman al posto di Di Gioia. Eccellente il risultato finale: medaglia d’argento su 16 squadre.

1995

In questa edizione del campionato mondiale di RW, l’Italia è un po’ meno brillante del solito: ventunesima su ventinove squadre. D’altronde, quando si verifica un cambio generazionale, la partenza è sempre in salita. Per l’occasione la rappresentativa è composta da Fabio Andreotti, Claudio Biagi, Luca Peri, Umberto Sampietri e Aldo Di Bella (video).

1996

1) Nel Nord della California, il 6 Luglio, viene fatta la prima stella tonda (un cerchio) composta da 64 paracadutisti. Con un numero così elevato di componenti, la figura tonda è difficilissima da mantenere.

2) Nel mese di agosto a Kassel-Calden, in Germania, viene realizzata una formazione a paracadute aperto, a forma di diamante, composta da 53 paracadutisti.

3) Per il 23° campionato mondiale, siamo in Ungheria, precisamente a Békéscsaba con Carla Brighetti, Barbara Doga, Elisabetta Innocenti, Silvia Guerreschi, Antonella Tondi, Thomas Angerer, Paolo Filippini, Francesco Palumbo, Alessandro Ruggeri, Francesco Signoretti e Maurizio Barone in qualità di capo delegazione.

Le avverse condizioni meteo non permettono il completamento del programma, ma i nostri fanno ugualmente un buon bottino. Paolo Filippini diventa campione del mondo nella precisione individuale, con sei zeri, davanti a Ruggeri, il quale conquista anche un ottimo sesto posto in combinata.

Nella precisione a squadre l’Italia è seconda, a due centimetri dai primi e, inoltre, si conferma al terzo posto nella classifica per nazioni.

Nel settore femminile, buono il dodicesimo posto di Silvia Guerreschi in combinata, su 57 concorrenti. Nelle prove di gruppo le nostre sono a metà classifica.

4) Il 27 Settembre ad Anapa, in Russia, con un lancio da 21.000 piedi da quattro elicotteri MI 26, è stata fatta una formazione a 297 paracadutisti. Che evoluzione in poco più di 35 anni!

5) Viene creata, a Ferrara, la FIPaS (Federazione Italiana Paracadutismo Sportivo) con lo scopo di avere una federazione già pronta a rilevare la gestione del paracadutismo sportivo nel caso di un ipotetico scioglimento o riassetto dell’Ae.C.I.

La federazione non ha comunque nessun riconoscimento ufficiale.

6) L’Indonesia organizza a Lido, sull’isola di Giava, il campionato del mondo di Canopy. Anche in questa occasione la nostra squadra cambia un componente rispetto all’edizione passata. Subentra Luciano Mancino in qualità di videoman al posto di Tanda. Nelle rotazioni i nostri mancano il titolo per un soffio e, per soli due punti di differenza, si piazzano al secondo posto dietro la Francia.

1997

1) Dopo il Freestyle, i paracadutisti scoprono un altra posizione per scendere. Tutti rigorosamente a testa in giù: è il momento del Freefly.

2) Il francese Patrick de Gaiardon ha confezionato una tuta con grandi riporti di tessuto a due strati tra le gambe e sotto ciascun braccio. La tuta distende al massimo la sua superficie quando le braccia vengono aperte a circa 50 gradi e le gambe sono distese con i piedi distanti tra loro circa 80-90 centimetri, inoltre i riporti assumono un certo spessore grazie all’ingresso di aria tra i due strati. Ne consegue che l’utilizzatore ha una velocità verticale di circa 25 metri al secondo e, in un lancio da 4000 metri con apertura a 800, resta in aria circa 2 minuti e 10 secondi e può effettuare uno spostamento orizzontale di 5 chilometri. L’acquisita possibilità di “volare” gli ha dato lo spunto per “competere” con l’aereo. Dopo numerose prove per risolvere gli aspetti tecnici e trovare l’affiatamento con il pilota, il 27 Luglio a Chambery si lancia da un Pilatus Turbo Porter e, durante la discesa, si affianca e rientra all’interno dell’aereo stesso e con questo atterra senza aver aperto il paracadute. In realtà Patrick si era riagganciato all’aereo altre quattro volte ma questa era la prima organizzata per documentare l’avvenimento con riprese video fotografiche.

La sua continua ricerca per migliorare le prestazioni della sua “wing suit” lo porta ad applicare un deflettore sul fondo e all’esterno della custodia del paracadute principale, al fine di ottenere un profilo più pulito. Dopo aver smontato il deflettore (una specie di cuscino) per apportarvi una modifica, lo colloca nuovamente nella sua posizione iniziale. Il fissaggio finale del deflettore, ancora in versione provvisoria, avveniva per mezzo di due giri di fune, uno per lato, agli angoli della custodia. Convinto di lavorare in sicurezza, effettua l’operazione senza aprire e rimuovere la borsa contenente la velatura principale. All’atto di introdurre il giro di fune su un angolo della custodia non si accorge di aver fatto passare l’ago e la fune stessa tra le anse del fascio funicolare del principale alloggiate sul fondo, all’interno e a contatto della custodia stessa. Patrick usa quel paracadute il 17 aprile 1998. Al momento dell’apertura ci sarà soltanto una parziale fuoriuscita e distensione delle funi, il successivo imbrogliamento dell’ausiliario ed il fatale impatto al suolo. Gaiardon aveva 38 anni, con al suo attivo 10600 lanci.

3) A Efes, in Turchia, si svolge il campionato mondiale di lavoro relativo. L’Italia, nella formula a quattro, si classifica al tredicesimo posto. Presenza record: 38 squadre a quattro e 13 a otto. La nostra squadra è composta da Alessandro Betti, Antonella Chiarin, Roberto Valli, Daniele Villa e Paolo Perin (video).

1998

1) Il 24° campionato del mondo viene organizzato a Vrsar, in Croazia. La nostra delegazione è composta da Paolo Filippini, Francesco Palumbo, Alessandro Ruggeri, Giorgio Squadrone, Giuseppe Tresoldi, Silvia Guerreschi e con Diego Villa come capo delegazione. I nostri rappresentanti riconquistano quel titolo di campioni del mondo nella precisione a squadre che avevano ceduto per un soffio due anni prima.

Paolo Filippini si conferma campione del mondo nella precisione individuale, primo ed unico nella storia dei campionati mondiali a riuscire nella doppia impresa e, per giunta, in due edizioni consecutive.

Ruggeri, sempre costante nel rendimento, conquista la medaglia di bronzo con appena due centimetri in più del suo compagno di squadra, inoltre si piazza al nono posto in combinata. La serie dei piazzamenti in precisione continua con Tresoldi e Squadrone a pari merito al quinto posto. I nostri sono al momento i dominatori indiscussi della precisione in campo mondiale.

Nella classifica più prestigiosa, quella per nazioni, l’Italia conquista la medaglia d’argento dietro la Francia.

I numerosi ritiri dall’attività agonistica ha fatto si che nel settore femminile non ci siano più ragazze in numero sufficiente a formare una squadra, ed è per questo che la nostra partecipazione è limitata a Silvia Guerreschi.

2) Ad Eloy, in Arizona (USA), è di scena il campionato mondiale di Canopy. Nelle rotazioni la Russia, che nell’edizione precedente si era classificata terza e ben lontana da noi, vince con una serie di lanci superlativi e acquisisce il predominio della specialità per alcuni anni.

La nostra rappresentativa, sempre composta da Bevilacqua, Busato, Piccini, Tancredi e Mancino (video), e con Raffaello Pedone capo delegazione, si piazza al terzo posto su undici nazioni.

1999

1) Il 10 aprile, sull’aeroporto di Casale Monferrato, dopo una settimana di coma a seguito di un ictus cerebrale, sopraggiunto nella fase di discesa a paracadute aperto, muore Roberto Mirzan. Avvocato di professione, istruttore paracadutista con oltre diecimila lanci, Roberto aveva creato, insieme al padre Gianni, il più grande centro di paracadutismo sportivo italiano, con sede ad Alessandria e, successivamente, a Casale Monferrato. Grande fautore del lavoro relativo, ha dovuto inizialmente sostenere dure lotte per l’affermazione della specialità in campo nazionale. E’ stato numerose volte componente della rappresentativa italiana ai campionati mondiali.

Al di là dei suoi meriti sportivi, Roberto è stato una guida per tutti i paracadutisti italiani e per gli istruttori di paracadutismo in particolare.

Da ricordare il suo contributo all’emanazione del DPR 566/88 e del DM 467T, nonché alla fondazione, unitamente ad altri cinque paracadutisti tra cui lo scrivente, dell’Associazione Istruttori di Paracadutismo.

Roberto Mirzan è venuto a mancare in un momento in cui la sua presenza era più necessaria che mai e, purtroppo, la sua scomparsa ha lasciato un grande vuoto, non soltanto in senso lato.

A lui va comunque il nostro sincero grazie.

2) A Corowa, in Australia, è di scena la massima competizione mondiale di lavoro relativo. La nostra squadra conquista, nel quattro, un buon quinto posto su 25 partecipanti e il dodicesimo posto nell’otto, su tredici squadre. Da notare che questa è la prima partecipazione italiana nella formula a otto, dopo l’isolata apparizione nella speed star a dieci del 1975. I componenti del quattro sono Alessandro Betti, Antonella Chiarin, Roberto Valli, Daniele Villa, Paolo Perin (video) e, quelli dell’otto sono Marco Arrigo, Claudio Bionda, Lino Della Corte, Luca Marchioro, Livio Piccolo, Matteo Ruggeri, Francesco Tegoni, Giorgio Verga, Paolo Colombo (video).

2000

1) Negli ultimi anni, la Commissione Internazionale di Paracadutismo della FAI, sotto la presidenza dello statunitense B.J. Worth, si è data un gran daffare per rendere la competizione più interessante ed attraente per lo spettatore, con lo scopo finale di introdurla maggiormente nel mondo della televisione. Tanta è la voglia di trovare nuove soluzioni che viene proposta ed accettata, per la precisione di atterraggio, una formula i cui risultati saranno, purtroppo, sconfortanti.

2) Quest’anno il campionato del mondo si svolge a Ise-Shima, in Giappone. Il regolamento di gara, approvato dal CIP della FAI, ha una formula che prevede, ad un certo punto della gara, l’eliminazione diretta tra due squadre o due individui, senza tener conto del risultato conseguito fino a quel momento. Disgraziatamente, la formula non era stata sufficientemente sperimentata. Esaminando la classifica finale si scopre che la Germania ha vinto la precisione a squadre con 13 centimetri mentre l’Italia, anch’essa con 13 centimetri, si trova al quinto posto. E’ addirittura paradossale che la Slovenia, con 18 centimetri, si trovi al secondo posto. Dopo il campionato questa formula verrà abbandonata in fretta e furia, ma intanto l’Italia ha perduto un’altra medaglia d’oro.

La nostra squadra è composta da Paolo Filippini, Francesco Palumbo, Alessandro Ruggeri, Francesco Signoretti, Giuseppe Tresoldi e Paolo Bertolini in qualità di capo delegazione. Cessata completamente la nostra partecipazione femminile.

3) Questa volta il Canopy va al fresco e precisamente ad Immola, in Finlandia. Nelle rotazioni stessa classifica del campionato precedente: Russia, Francia, Italia. Massimo Piccini, che l’anno prima aveva deciso di porre fine all’agonismo, viene rimpiazzato dal recuperato Tanda.

2001

La FAI ha deciso di dar vita ad una sorta di olimpiade dell’aria, da tenersi ogni quattro anni, con lo svolgimento contemporaneo delle gare di tutte le specialità aeronautiche. L’avvenimento viene chiamato “World Air Games”. Per quanto attiene il paracadutismo, è necessario rivedere la cadenza dei campionati mondiali per farli coincidere tutti nella stessa edizione. A tale scopo viene decisa l’anticipazione di un anno delle discipline classiche e delle formazioni a paracadute aperto.

Questa volta è la Spagna ad ospitare l’edizione dei WAG organizzando le gare in varie località del paese. Il paracadutismo ha la sua sede a Granada, sull’aeroporto di Armilla.

Difficoltà meteorologiche e organizzative rendono questa competizione abbastanza disagevole per atleti e addetti alla conduzione. In alcune specialità il programma non ha raggiunto il massimo dei lanci previsti.

L’Italia è presente con Angerer, Ruggeri, Signoretti, Squadrone Giorgio e Tresoldi, per le discipline classiche. Stefania Martinengo, Filippo Fabbi, Gabriele Dassori per il freefly. Stefania Martinengo, Filippo Fabbi, Gigliola Borgnis, Marco Tiezzi per il freestyle femminile.

Nelle discipline classiche (stile e precisione) la nostra rappresentativa conferma il suo ottimo livello conquistando la medaglia d’argento nella precisione di squadra. Un quinto e un ottavo posto rispettivamente con Tresoldi e Squadrone nella precisione individuale; un settimo e un nono posto, di Squadrone e Tresoldi, nella combinata individuale, ed un sesto posto nella classifica per nazioni. Nel freefly il trio Martinengo-Fabbi-Dassori conquista un ottimo quarto posto su 22 concorrenti. Grande impresa nel freestyle femminile: la coppia Martinengo-Fabbi conquista il titolo di campione del mondo, mentre la coppia Borgnis-Tiezzi si piazza al quarto posto, su 18 squadre.

Nelle formazioni in caduta libera (ex RW) a quattro maschile, la nostra rappresentativa conquista un buon sesto posto, su 34 squadre mentre, nella stessa specialità femminile, le nostre ragazze si piazzano al settimo posto su dieci squadre.

La squadra femminile è formata da Antonella Chiarin, Claudia Gasperi, Laura Gentilucci, Laura Rampini e Paolo Colombo (video).

Nel settore maschile l’Italia è presente soltanto nel RW 4 con Marco Arrigo, Luca Marchioro, Livio Piccolo, Francesco Tegoni e Luca Poretti (video) conquistando un buon sesto posto su 34 nazioni.

2002

A dieci anni di distanza dall’entrata in vigore del DM 467T, nel nostro paese si è registrato un graduale e radicale cambiamento nella scelta dei vettori da lancio. Gli aerei dotati di motore a pistoni, ormai antieconomici e limitati nelle prestazioni, vengono quasi totalmente sostituiti da aerei a turbina, il più comune dei quali è il PC-6 Pilatus, di costruzione svizzera.

I vantaggi offerti da questi aerei sono di non poco conto, come il volo a porte chiuse, il raggiungimento di quote elevate, la riduzione dei tempi di volo, per citarne solo alcuni.

Per contro presentano alti costi di gestione e ciò implica la necessità di effettuare un elevato numero di ore di volo annuali. Nell’esame dei pro e contro, il bilancio è comunque nettamente positivo.

2003

1) A Pahokee, in Florida, il 10 febbraio viene eseguita una formazione in freeflying composta da 24 paracadutisti di vari Paesi. Tre gli italiani presenti: Manuel Basso, Gabriele Dassori e Filippo Fabbi. La prestazione costituisce record mondiale.

2) A Lake Wales, in Florida, il 29 novembre viene realizzata una formazione a diamante composta da 70 paracadutisti di varie nazioni. E’ il nuovo record di grande formazione a paracadute aperto.

3) In settembre grande sagra del paracadutismo sportivo a Gap, in Francia, per lo svolgimento dei campionati mondiali di tutte le discipline. A differenza dell’edizione precedente, i francesi fanno le cose in grande sotto l’aspetto funzionale e scenografico.

Data la concomitanza di tutte le discipline la delegazione italiana, guidata da Gianluca Mansani, è decisamente numerosa.

Nelle discipline classiche, i nostri Francesco Casucci, Paolo Filippini, Francesco Signoretti, Giorgio Squadrone e Giuseppe Tresoldi, si piazzano all’undicesimo posto nella precisione di gruppo, su 25 squadre e all’ottavo posto nella classifica per nazioni. Buoni i piazzamenti di Squadrone, quattordicesimo in stile e dodicesimo in combinata. Non è da escludere che dieci anni di successi comincino a pesare sulle spalle dei quattro quinti della squadra.

Nel lavoro relativo a quattro femminile, con Mariacristina Angelucci, Simonetta Bardi, Alessandra D’Annibale, Laura Rampini, Eva Tusset e Enzo Muro (video), l’Italia si piazza al quarto posto, su otto squadre. Nella stessa gara, la nostra squadra maschile, composta da Marco Arrigo, Arianna De Benedetti, Luca Marchioro, Livio Piccolo e Stefano Secchiaroli (video), conquista un buon quinto posto su ventidue squadre.

Nel lavoro relativo a otto, buono il quarto posto della nostra rappresentativa, conseguito con un ottimo punteggio. Questi i componenti: Alessandro Betti, Fabrizio Del Giudice, Luca Stanga, Fabio Tassan, Francesco Tegoni, Placido Udine, Roberto Valli, Giorgio Verga, Paolo Colombo (video).

Nelle formazioni a paracadute aperto, sequenze a quattro, Francesco Artuso, Vincenzo Pollon, Stefano Tiziani, Antonio Zatta e Diego Bogo (video), si classificano al quinto posto su sei squadre.

Nel freestyle maschile, Nicola Calmieri e Luigi Di Lernia, (video), sono al sesto posto su otto squadre.

Nel freefly, undicesimo posto per Pietro Colombo, Leonardo Ghirandon e Riccardo Giandoso(video), su quattordici squadre.

Nel freestyle femminile, la squadra di Italia 2 con Gigliola Borgnis e Marco Tizzi (video) si piazza al sesto, mentre Italia 1 con Simona Minardi e Cristofer Parenti (video) sono subito dietro al settimo posto, su quattordici squadre. Da notare che Italia 2, al sesto lancio, non si è presentata all’imbarco e quindi ha ricevuto il punteggio di zero punti. Nell’ipotesi di una effettuazione del sesto lancio, la coppia avrebbe conquistato la medaglia d’argento anche con un punteggio modesto.

Al termine del campionato, su 21 titoli in palio, il medagliere vede la Russia

con nove medaglie d’oro, due d’argento e tre di bronzo; la Francia con cinque medaglie d’oro, cinque d’argento e sei di bronzo; la Slovenia con due d’oro e due d’argento.

4) A Perris Valley, in California, si svolge la prima coppa del mondo di “pilotaggio dell’ala”, in gergo chiamato “swoop”, vi prendono parte 51 concorrenti. La competizione si articola in tre prove con quattro classifiche: velocità, precisione, distanza e, la somma delle tre da luogo alla combinata. Nella prova di velocità, il paracadutista deve condurre la sua velatura lungo un determinato percorso, lungo 200 piedi (61 m.) il più velocemente possibile; nella prova di precisione deve passare lungo un percorso ed atterrare in determinate zone, segnalate in successione e poste al termine del percorso, con valori di punteggio diversi. Nella prova di distanza l’utilizzatore deve far volare la sua ala per una un tratto più lungo possibile. In tutte e tre le prove l’inizio del percorso parte da un cosiddetto cancello d’ingresso, alto tre metri, segnalato al suolo.

La prova di velocità vede vincitore Heath Richardson (USA), con la migliore prestazione nel tempo di 2”,32 pari ad una velocità di 26,3 m/s. La prova di distanza viene vinta da JC Colclasure (USA) con una media, su tre lanci, di 114 metri di planata. La precisione vede vincitori ex-equo Andy Farrington (USA) e Jay Moledzki (Canada).

La classifica di combinata vede al primo posto Heath Richardson.

Questo genere di competizione offre un elevato grado di spettacolarità ed è probabilmente destinato a riscuotere un notevole successo. Purtroppo finora non esiste un sistema di insegnamento tendente a ridurre ed eliminare i notevoli rischi che si possono incontrare nella fase di apprendimento.

E’ facile prevedere che i costruttori di ali incrementeranno studi e ricerche al fine di produrre velature sempre più veloci.

5) Lo statunitense Willard Lee Stokes, quarantasettenne con alle spalle 21 anni di servizio nelle Forze Speciali, organizza in California una maratona lancistica per effettuare il maggior numero di lanci mai realizzato in ventiquattro ore. Il tentativo richiede sei mesi di pianificazione e allenamenti, ed una lista infinita di persone e mezzi necessari. Due PC6 Pilatus con turni di volo di tre ore, quattro piloti, tre giudici, paracadute dotati di ganci quick ejector, ripiegatori suddivisi in turni, addetti al rilevamento dei tempi, direttori di lancio, cineoperatori, personale ausiliare per togliere e indossare il paracadute, personale sanitario, operatori pubblicitari, organizzazione per i lanci notturni, eccetera.

L’undici novembre, giorno dei Veterani, il tentativo inizia alle otto di mattino. I lanci vengono effettuati da 650 metri “esci e tira”, l’aereo impiega dal decollo al lancio da 90 a 100 secondi, Stokes scende spiralando fino a settanta metri dal suolo, dopo l’atterraggio due addetti gli sfilano l’imbracatura e un terzo gli mette un altro paracadute addosso, questa operazione , della durata di otto secondi, avviene mentre il paracadutista corre verso l’aereo che già lo attende a pochi passi di distanza. A bordo un direttore di lancio effettua l’ultimo controllo. Alle quattro del mattino successivo il tentativo continua sotto una pioggia battente. Al termine delle 24 ore, Stokes ha effettuato 534 lanci con una media di 22,39 lanci l’ora. La sua collocazione nel Guinness dei primati è assicurata.

Ma la prova di Stokes, ben oltre il risultato personale, presenta un aspetto molto più nobile: quello di raccogliere fondi da destinare alle persone colpite da paralisi cerebrale, infermità di cui, purtroppo, anche suo figlio ventitreenne è stato colpito fin dalla nascita.

2004

1) Il 27 gennaio, a Pisa, undici paracadutisti creano un comitato promotore con il proposito di costituire l’associazione dei paracadutisti con oltre quarant’anni d’età, analogamente a quanto già avvenuto in altri quindici paesi nel mondo. Questa associazione, chiamata “40+”, verrà costituita ufficialmente il 5 giugno.

2) Il 6 febbraio, a Tak-Li, in Tailandia, viene stabilito il record internazionale di grande formazione in caduta libera con 357 paracadutisti, dopo una serie di lanci effettuati da settemila metri di quota.

Ne fanno parte gli italiani Rossella Tura, Valeria Venturi, Paolo Dose, Giorgio Martini, Paolo Marzuttini, Umberto Sampieri, Enea Savorelli, Claudio Serafini, Francesco Sforza, Alfredo Spoletini, Massimo Tatulli, Klaus Unterhofer.

Non poca strada è stata fatta dal primo passaggio di staffetta e, a questo punto, una formazione a cinquecento non è affatto un miraggio.

Riferimenti:

Parachute Manual -Dan Poynter-

Parachuting -Dan Poynter-

Roma 1976 -Maurizio Barone-

Parachutisme -Guy Sauvage-

Parachutist Magazine

La Mia Vita Nel Cielo – Ivo Viscardi

Para Mag

Sky Diver

Un ringraziamento doveroso ai sotto elencati paracadutisti che hanno fornito dati e notizie utili alla realizzazione dell’opera:

Gaetano Argento

Maurizio Barone

Alfio Fontana

Gianluca Mansani

Franco Proverbio

Roberto Valli

Aggiungi anche il tuo nome…inviaci materiale per arricchire l’opera!!!

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