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PostHeaderIcon Elena, 16 anni, non ha la patente ma sa volare

“Tu sei matta!” “Ma non hai paura? Io non lo farei neanche se mi obbligassero!”… queste sono le classiche frasi che amici, parenti e conoscenti mi rivolgono quando parlo loro delle mie “acrobazie” in aria. Eppure a me non sembra di fare nulla di così straordinario, insomma io mi diverto e basta.
Un divertimento fantastico che mi fa sentire libera, che mi scarica da ogni preoccupazione e dagli affanni della vita quotidiana, e mi sento come rinascere non appena indosso quello che tanti definirebbero uno strano e fuori moda zainetto.

La mia passione è nata circa due anni fa, quando guardando dei video su RTV, ho sentito quegli spericolati dire: “E’ stupendo! E’ una sensazione fantastica”. E mi sono detta, spinta da un’insana curiosità: “Voglio provare anche io quella sensazione”.

Per due mesi ho tartassato i miei genitori chiedendo loro di portarmi a fare un tandem e alla fine per esasperazione mi hanno portato all’aviosuperficie di Panicarola.
WOW… E come dimenticare la mia prima volta?!?
La puzza di cherosene che ti attanaglia il naso non appena ti avvicini all’aereo, l’ansia e la gioia che vedevo negli occhi di mia madre e mio padre, il timore che cresceva dentro di me mentre l’aereo prendeva quota, le battute sceme del cameraman che cercava di tranquillizzarmi e poi ecco… è arrivato il momento: il pilota dà un minuto al lancio, il mio istruttore mi chiede: “Sei pronta a saltare?”
Faccio appena in tempo a sibilare un si che già mi ritrovo a penzolare letteralmente fuori dall’aereo a 4000 m. di altezza e poi giù… nel vuoto…
Stupendo, sicuramente uno dei giorni più belli della mia vita… Ma adesso come dire ai miei genitori che voglio iniziare il corso?

E la mamma di Elena come ha reagiro quando sua figlia ha chiesto di fare un tandem?

Ero a pranzo quando mia figlia di appena 15 anni pronunciò quelle parole per la prima volta. Rimasi incredula, la guardai per qualche secondo poi mi voltai verso mio marito credendo che fosse tutto uno scherzo, architettato per vedere come avrei reagito… invece no! Mio marito era rimasto sbalordito quanto me.
Cosa decise di fare?
Feci passare un po’ di tempo credendo che quelle parole fossero frutto di un capriccio passeggero, ma mi sbagliavo… E così come tutte le mamme che vogliono vedere i propri figli felici, provai a convincere mio marito, che però non aveva assolutamente voglia di vedere sua figlia caricata su un aereo e poi lanciata nel vuoto con dietro uno sconosciuto… non che l’idea piacesse anche a me, ma era una sua scelta, un’esperienza che aveva deciso di voler vivere: ed io chi ero per poterglielo negare???
Ho sempre pensato che i miei figli fossero liberi di prendere le loro decisioni e di fare le loro esperienze; esperienze che io non ho avuto la possibilità di vivere o perché i miei genitori non mi hanno appoggiato o perché mi è mancata quella grinta per affrontarle. Il mio unico compito è quello di appoggiarli e di essere sempre al loro fianco, pronta ad aiutarli.
Tutti mi chiedono se non ho paura, credendo che io sia più matta di mia figlia perché le do la possibilità di essere felice ed ogni volta io rispondo: “No, non ho paura perché ho soltanto contribuito alla realizzazione di un suo sogno”.
E la sua felicità mi trasmette tranquillità e gioia allo stesso tempo. La vedo che mi si avvicina, mentre saltella di qua e di la già imbracata, e mi dice: “Ci vediamo tra un pò” poi eccola salire sull’aereo e io, dopo aver sentito la radio che annuncia un minuto al lancio, alzo lo sguardo al cielo aspettando di vederla veleggiare per poi atterrare con quel sorriso a 32 denti che ha sempre stampato sul viso.
Non posso che essere orgogliosa.

Elena

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